C'è un vino che deve la sua esistenza a una distrazione. Nel 1936, nella Cantina Sociale della Valpolicella ad Arbizzano, il capo cantiniere Adelino Lucchese si dimentica una botte di Recioto — il vino dolce che allora era il grande protagonista della zona. La fermentazione, anziché essere bloccata come di consueto, continua fino in fondo, trasformando tutti gli zuccheri in alcol. Il risultato è un vino secco, potente e leggermente amarognolo. La leggenda vuole che Lucchese, assaggiandolo, esclamasse: "Questo non è un amaro, è un Amarone!" E da quel momento, iniziò il mito.

Le uve e il segreto dell'appassimento
A differenza di molti grandi rossi italiani, l'Amarone nasce da un blend di varietà autoctone: la Corvina, che dona colore rubino e sentori di ciliegia e marasca; il Corvinone, che porta struttura e note speziate, e la Rondinella, più aromatica e ricca di zuccheri. Dopo che i grappoli vengono selezionati e raccolti a mano da occhi esperti, le uve vengono trasferite nei fruttai, locali areati nei quali restano ad appassire per 90-120 giorni. Durante l'appassimento le uve perdono fino al 40% del loro peso in acqua, concentrando zuccheri, profumi e sostanze aromatiche — tanto che per una bottiglia di Amarone serve quasi il doppio dell'uva necessaria per un vino comune.

Dalla fermentazione al lungo riposo in botte
Dopo mesi di appassimento, le uve vengono finalmente pigiate. Il mosto, ricchissimo di zuccheri, fermenta lentamente — fino a 30 giorni, il doppio del tempo di un vino normale — trasformandosi in un vino di grande potenza, tra i 15 e i 17 gradi alcolici. Segue un affinamento minimo di due anni, tradizionalmente in grandi botti di rovere di Slavonia, che cedono al vino solo lievi sentori legnosi, lasciandone intatta l'anima fruttata. La bottiglia arriva sul mercato non prima di tre anni dalla vendemmia.

La Valpolicella e le sue valli
Il nome stesso racconta una storia: Valpolicella deriverebbe dal latino “Vallis Polis Cellae”, "la valle delle molte celle" — le piccole cantine scavate nella roccia dove fin dall'antichità si conservava il vino. La zona si estende a nord-ovest di Verona, tra dieci vallate dai suoli calcarei e argillosi, con un microclima perfetto per l'appassimento e difficilmente riproducibile altrove.

Nel bicchiere: un'esperienza sensoriale
Aprire una bottiglia di Amarone è sempre un'occasione speciale, quasi un rito. Il colore è un rosso rubino intenso, che con gli anni tende al granato. Al naso è un'esplosione di frutta matura — ciliegia, prugna, amarena — intrecciata con cioccolato fondente, tabacco e spezie. In bocca è caldo, avvolgente, con tannini setosi e lunga persistenza. Va servito a 18-20 gradi in un calice ampio, e si abbina magnificamente ai grandi brasati, ai formaggi stagionati, alla selvaggina — e, perché no, al tartufo nero del Monte Baldo, che cresce a pochi chilometri dalle vigne che lo producono. Un abbinamento che vale la pena provare!

La Valpolicella si trova a meno di mezz'ora da Torri del Benaco, e ottobre è senza dubbio il momento più bello per visitarla, con le vigne ancora cariche delle ultime foglie rosse e le cantine impegnate nella vinificazione. Molte aziende aprono le porte per degustazioni guidate. La valle è in fermento e l’atmosfera è unica. Chiedete in reception: saremo felici di consigliarvi le cantine più interessanti e di aiutarvi a organizzare una giornata indimenticabile tra i vigneti della Valpolicella.
